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Chen Du-xiu: Appello alla gioventù

Chen Du-xiu(1879-1942): Appello alla gioventù.

Fonte. Pubblicato in «Xin qingnian»; traduzione inglese, Teng Seu-yu e J. K. Fairbank, China's Response to the West, Cambridge (Mass.) 1954. [Vedi J. Chesneaux, La Cina contemporanea. Bari 1963, pp. 170-80].

I Cinesi, per fare un complimento, dicono: “Agisce come un vecchio, sebbene sia ancora giovane”; gli Inglesi e gli Americani di­cono invece come un incoraggiamento: “Resta giovane anche invec­chiando”. È questo uno degli aspetti in cui si manifestano i differenti modi di pensare dell'Occidente e dell'Oriente. La gioventù è come l'inizio della primavera, il sorgere del sole, il germogliare de­gli alberi e dell'erba, come una lama appena affilata; è il periodo più prezioso della vita. La funzione della gioventù nella società è la stes­sa che ha una cellula fresca e vitale nel corpo umano. Nel processo del metabolismo ciò che è vecchio e consunto viene incessantemente eliminato per essere sostituito da ciò che è fresco e vivente... Se il metabolismo funziona bene in un corpo umano, la persona sarà più sana, se invece le cellule vecchie e consunte si accumulano e riem­piono il corpo, la persona morirà. Se il metabolismo funziona bene in una società, questa fiorirà, ma se gli elementi vecchi e consunti riempiono la società, questa cesserà di esistere [...]

1. Siate indipendenti, non servili.

Tutti gli uomini sono uguali. Ognuno ha il diritto a essere indi­pendente, ma non ha assolutamente il diritto di asservire gli altri, ne ha alcun obbligo di esser servile. Parlando di schiavitù noi pen­siamo che nei tempi antichi i deboli persero il loro diritto alla liber­tà, che fu selvaggiamente usurpato dai tiranni. Ma da quando si hanno delle teorie sui diritti dell'uomo e sull'uguaglianza, nessuno che abbia sangue nelle vene può tollerare [il nome di schiavo] [...]

Emancipazione significa liberarsi dal giogo della schiavitù e ac­quistare una personalità completamente indipendente e libera. Io ho mani e piedi, e posso guadagnarmi la vita; ho una bocca e una lingua, e posso manifestare tutto ciò che mi piace e non mi piace; ho una mente, e posso determinare le mie proprie credenze. Non per­metterò assolutamente che altri facciano queste cose per conto mio, né mi assumerò alcun diritto di asservire gli altri. Una volta che si riconosce l'indipendenza della personalità, tutte le questioni di com­portamento, tutti i diritti e i privilegi, tutte le credenze, dovranno essere lasciati all'abilità naturale di ciascun individuo; non c'è asso­lutamente alcuna ragione per cui uno dovrebbe seguire ciecamente gli altri. D'altra parte la lealtà, la pietà filiale, la castità, la rettitudi­ne costituiscono una moralità da schiavi [...]

2. Siate progressivi, non conservatori.

« Senza progresso si ha regresso », dice una vecchia massima cine­se. Considerando le leggi fondamentali dell'universo, tutte le cose o i fenomeni sono costantemente in evoluzione, e la conservazione dello status quo è assolutamente fuori questione. Solo la limitatezza dell'ordinario punto di vista dell'uomo ha reso possibile la differenziazione tra i due stati di cose. Questa è la ragione per cui la teoria dell'evoluzione creatrice, l'évolution créatrice del filosofo francese contemporaneo Henri Bergson, è diventata immensamente popolare per tutta una generazione. [...] Tutta la nostra etica, le leggi, la dot­trina, i riti e i costumi tradizionali non sono che sopravvivenze del feudalesimo. In confronto con ciò che ha fatto la razza bianca c’è una differenza di un migliaio di anni nel pensiero, anche se noi vi­viamo nello stesso periodo. Con lo stare a riverire solo la storia del­le ventiquattro dinastie, e senza far piani per il progresso e il mi­glioramento, il nostro popolo verrà eliminato da questo mondo del secolo xx, e verrà cacciato nelle oscure fosse buone solo per gli schiavi, i buoi e i cavalli. [...] Il progresso del mondo è come quello di un cavallo velocissimo che galoppa e galoppa. Tutto ciò che non può abilmente mutarsi e progredire insieme al mondo si troverà eli­minato per selezione naturale a causa della propria incapacità di adattarsi all'ambiente. Che cosa si può dire ancora per difendere il conservatorismo?

3. Attaccate, non ritiratevi.

Mentre la marea del male sta ora avanzando, non sarebbe rara virtù da parte di uno studioso che abbia rispetto di se stesso ritirar­si dal mondo per mantenersi pulito? Ma se il vostro scopo è influen­zare il popolo e stabilire una nuova tradizione, io suggerisco che voi facciate un ulteriore progresso dalla vostra attuale alta posizione. È impossibile evitare la lotta per la sopravvivenza, e finché uno respi­ra non c'è posto dove possa ritirarsi per una tranquilla vita da ere­mita. È nostro obbligo naturale nella vita avanzare malgrado le tan­te difficoltà; ad essere benigni, ritirarsi è azione da uomo superiore che si allontana dalla volgarità del mondo, ma a dirla con cattiveria è un comportamento da deboli, incapaci di lottare per la sopravvi­venza [...]

4. Siate cosmopoliti, non isolazionisti.

Qualsiasi mutamento nella vita economica e politica di una na­zione avrà abitualmente ripercussioni su tutto il mondo, come tutto il corpo è toccato quando si tira un pelo. La prosperità o il declino, il sorgere o il decadere di una nazione, oggi, dipendono per metà dall'amministrazione interna e per metà da influenze esterne. Pren­dete come prova i recenti eventi del nostro paese: il Giappone è improvvisamente cresciuto in potenza e ha stimolato i nostri movi­menti rivoluzionari e di riforma; è scoppiata la guerra europea e al­lora il Giappone ci ha presentato le sue richieste; non è una chiara prova? Quando una nazione è gettata nelle correnti del mondo mo­derno i tradizionalisti affretteranno certo il giorno della sua caduta, ma coloro che sono capaci di mutamento coglieranno l'occasione per competere e progredire [...] Un proverbio dice: «Chi costruisce il suo carro dietro i cancelli chiusi non lo troverà poi adatto alle stra­de fuori dei cancelli »; ma i costruttori di carri di oggi non solo chiu­dono i loro cancelli, ma vogliono addirittura usare i metodi contenu­ti nel capitolo sulla tecnologia dei Riti di Zhou per le autostrade d'Europa e d'America. E i danni saranno ben più gravi di quelli che provengono dal non adattarsi alle strade!

5. Siate utilitaristi, non formalisti.

Il sistema sociale e il pensiero europei hanno subito un cambia­mento dopo che J. S. Mill ha propugnato l'utilitarismo in Inghilter­ra e Comte il positivismo in Francia [...]

[...] Anche se una cosa è d'oro o di giada, quando non serve a niente in pratica essa vale meno della stoffa grezza, del grano, del concime o del fango. Ciò che non porta alcun beneficio nella vita pratica di un individuo o di una società è tutto vuoto formalismo e imbroglio; e anche se ci vengono tramandati dai nostri antenati, elaborati dai saggi, protetti dal governo e adorati dalla società, gli imbrogli non valgono un soldo.

6. Abbiate un'attitudine scientifica, e non fantastica.

Che cosa è la scienza? È la nostra concezione generale della ma­teria che, costituendo la somma dei fenomeni oggettivi quali sono analizzati dalla ragione soggettiva, non contiene in sé alcuna con­traddizione. Che cos'è l'immaginazione? Essa comincia col passare al di là del regno dei fenomeni oggettivi, e poi elimina la ragione stessa; è qualcosa di campato in aria, consistente di ipotesi senza prove, e tutta la sapienza esistente del genere umano non riesce a trovare in essa una ragione, a spiegare le sue leggi e i suoi principi. C'era solo immaginazione e non scienza nei giorni oscuri dell'anti­chità, così come tra i popoli selvaggi di oggi. La religione, l'arte, la letteratura furono i prodotti del periodo dell'immaginazione. Il con­tributo che lo sviluppo della scienza ha dato alla supremazia del­l'Europa moderna sulle altre razze non è minore di quello della teo­ria dei diritti dell'uomo [...] I nostri medici non conoscono la scien­za: non solo essi ignorano l'anatomia umana, ma non analizzano le proprietà delle medicine, e quanto ai batteri e alle malattie contagio­se, non ne hanno mai sentito parlare; essi non sanno che ripetere co­me pappagalli le chiacchiere sui cinque elementi, sulle loro promo­zioni e prevenzioni reciproche, sul freddo e sul caldo, sullo yin e lo yang, e prescrivere medicine secondo le antiche formule. La loro tecnica è praticamente come quella di un arciere, e il sommo della loro meravigliosa immaginazione è la teoria del qi, che si applica perfino alle tecniche degli atleti professionali e preti taoisti. Per quanto si cerchi in ogni parte dell'universo, non si saprà mai che cosa è esatta­mente questa «forza primigenia»; tutte queste idee prive di senso e queste credenze irragionevoli possono essere curate alla radice so­lo dalla scienza, poiché spiegare la verità per mezzo della scienza si­gnifica provare ogni cosa con i fatti.

... Giovani, assumetevi questo compito!