Edizioni SMiL
Via Sannicandro 26 - San Marco in Lamis (Foggia)
Tel 0882 818079
marzo 2007
Non avendo fini di lucro la riproduzione è autorizzata citando la fonte
Le edizioni SMiL non ricevono nessun contributo da enti pubblici e privati.
© SMiL, 2007
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"Veramente pittoresco e singolare è l'uso delle fracchie a San Marco in Lamis.
spettacolo profondamente suggestivo che fa pensare ai riti religiosi che non
sono più, visione fantasticamente romantica che dà la sensazione di una città in
fiamme", scriveva il Vocino nel 1923 e, anche se la processione è profondamente
cambiata per l'introduzione delle fracchie grandi trasportate su ruote e per lo
spostamento al Venerdì santo, "la singolarità" e la "profonda suggestione" sono
rimaste in gran parte immutate.
Anche in altre località vengono realizzate processioni con torce accese il Giovedì o Venerdì santo, però ognuna ha una peculiarità sua specifica.
Vari giornalisti e studiosi locali, a cominciare dalla prima metà del secolo XX, nel tentativo di trovare risposte, che altrimenti non sapevano dare, hanno ritenuto di avere individuato le origini della processione con le fracchie in riti romani, greci o di altre popolazioni pagane, oppure l'hanno fatta risalire a leggende cristiane.
Il Tancredi nel riportare un articolo di Donato Apollonio apparso nel 1938, afferma: "Pur non essendo intenzione di fare una indagine storica sulla origine di quella tradizione, ci sembra di poter affermare che essa può connettersi ad un antico culto pagano o più verosimilmente alla cristiana leggenda che fa accompagnare il Salvatore da una fiaccola lungo la via del Getsemani. Forse anche può pensarsi che nei remoti tempi in cui venne a S. Marco istituita la bella processione del Giovedì santo i buoni cittadini, poiché mancavano persino i fanali, pensarono di scortare la statua dell'Addolorata dalla chiesa omonima alla Collegiata col bagliore delle rosseggianti fiamme delle fracchie".
La prima ipotesi non è attendibile: i riti pagani, non potevano residuare integralmente nella liturgia cattolica e non potevano essere tollerati dal clero, né esiste storicamente una connessione tra le fiaccole, l'arresto di Gesù, e la Madonna Addolorata, non è documentata la sua presenza al momento dell'arresto.
Le fracchie potrebbero rappresentare più verosimilmente le fiaccole accese dalle pie donne per illuminare i passi della Vergine Maria Addolorata alla ricerca del Figlio e nella visita ai cosiddetti "sepolcri", tradizione ancora in uso in altri comuni con candele o altre forme di illuminazione. Ma queste sembrano una simbologia pensata dagli studiosi e dai liturgisti, una motivazione che forse all'inizio non c'era. Sembra che si è voluta dare una simile connessione per avere le autorizzazioni ecclesiastiche.
Mentre è plausibile la motivazione che mancando i fanali potevano essere utilizzate delle fiaccole. Alcuni hanno cercato di spiegarsi l'uso delle fracchie col fatto che la chiesa dell'Addolorata fosse situata fuori dal centro abitato, non illuminata e che quindi fossero necessarie le luci artificiali mobili durante le processioni serali. Inoltre, la chiesa dell'Addolorata era distante dal centro abitato e collegata solo da un viottolo di campagna, quindi, secondo alcuni, le candele risultavano inadatte ad un percorso privo di case che potessero fare da barriera al vento: occorreva la fiamma sprigionata dal fuoco vivo per rischiarare quel tratto di strada.
Nel 1873 il vescovo di Foggia nell'autorizzare alla confraternita dei Sette Dolori, a continuare a svolgere la processione con le fracchie, coglie lo spirito che permeava i sammarchesi che portavano le fracchie accese durante la processione. E' degna di ammirazione la fede dei sammarchesi che vogliono accompagnare la Madonna Addolorata nella ricerca del Figlio arrestato con l'accensione di fiaccole che recano per alleviare le anime purganti.
Troppi negli anni hanno scritto "fantasie" sull'origine della tradizione delle fracchie e sull'etimologia del termine, ognuno ha cercato di trovare una giustificazione alle proprie argomentazioni.
Alcuni non hanno voluto porsi interrogativi sulla conoscenza perfetta dell'origine e della storia della processione con le fracchie perché certamente distruggerebbe o almeno attenuerebbe il fascino che la processione conserva così com'è oggi, innestata nella leggenda. Altri studiosi, invece, si sono astenuti dal fare disquisizioni storiche e etimologiche per la mancanza di notizie certe, e tra questi il Soccio: "Tu non chiedermi, o mio svagato viaggiatore, rabberciate notizie di etimo che potrebbe fornirti qualche saccente persona del luogo per nascondere un vuoto d'animo dietro appariscenti ma piatte notizie di tradizioni, di leggende o di storia. Queste ottusità si addicono a chi nulla sente o sa sentire...".
Nel 1980 con una pubblicazione riprodotta in ciclostile di un dossier sulle fracchie si tentò un primo studio più ampio delle tematiche legate alla processione e si avanzarono ipotesi sulla sua origine. In un articolo intitolato Storia della processione delle fracchie si sollevava l'obiezione sull'origine pagana delle fracchie, perché, anche se il luogo rivela la presenza umana fin dalla preistoria, il centro abitato è sorto solo nell'XI secolo, all'ombra dell'Abbazia di San Giovanni in Lamis.
Inoltre nelle concessioni di capituli, immunità e franchigie dell'abate Carafa non si parla di fracchie ma del ceppone di Natale, quindi "mancando documenti che attestano la presenza delle fracchie si può dire che fino al 1537 la tradizione non era ancora cominciata, a meno che non fosse un avvenimento di così scarsa rilevanza da non essere menzionato dall'Abate, uomo di fede e di politica che avrebbe fatto di tutto per accontentare il popolo, né da altre fonti. Nei primi del '700 con la costruzione ex novo o ricostruzione della chiesa della vergine Addolorata e con la creazione della confraternita si diede impulso alla devozione dei dolori della Vergine Maria, quindi si può dire con certezza che è questa l'epoca in cui cominciarono a farsi le prime processioni in onore dell'Addolorata...."
Il Ciavarella per cercare di sfatare le leggende di tradizioni pagane, di unicità e di tradizione millenaria afferma: "Fra le funzioni di culto, in uso presso la chiesa dell'Addolorata, si trovano citate le processioni del Giovedì santo sera e del Venerdì santo mattina. Le fracchie non sono esplicitamente citate, ma ciò potrebbe imputarsi al fatto che in quel tempo esse non avevano ancora l'attuale rilevanza.
Tuttavia, poiché fino a un quarto di secolo fa la processione delle fracchie si svolgeva, in effetti, la sera del Giovedì santo, e non del Venerdì, è probabile che nel 1872 esse fossero già in vita", ipotesi suffragata dal successivo ritrovamento di altri documenti anche precedenti che parlano in modo specifico delle fracchie e del loro utilizzo.
Gli archivi cominciano ad aprire squarci su questa realtà, e speriamo che in un futuro non molto lontano si possano rintracciare ulteriori documenti.
Alcuni documenti anteriori al novecento già pubblicati e altri inediti che si riferiscono alla processione con le fracchie o all'uso di fracchie nella vita quotidiana, solo per citarne alcuni sono:
L'Universitas avevano una certa autonomia gestionale della propria vita comune che dipendeva per altri versi dal feudatario, nel caso di San Marco in Lamis dall'abate dell'Abazia Nullius di San Giovanni in Lamis o San Marco in Lamis. L'Università era un organismo giuridico diverso dall'ente Comune come viene inteso nell'attuale diritto pubblico, perché era un organismo collettivo al quale partecipavano tutti i cittadini che abitavano in un determinato posto e poteva succedere che in un territorio ci fossero anche più Università distinte per contrada o casale oppure per quartiere o mestiere.
Gli statuti dell'Universitas Sancti Marci in Lamis sono due uno del 1360 e l'altro del 1490. Dalla lettura dei testi si scopre come venivano regolamentati molti aspetti della vita pubblica sammarchese, ci danno ampi squarci sulla gestione delle attività collettive e alcune notizie storiche e geografiche del territorio. Nello statuto del 1490 c'è un breve accenno all'uso dell'illuminazione notturna per chi dovesse girare per il paese.
Era vietato girare per il paese senza fracchia o segno di lume dal suono della campana della sera fino all'alba, e poteva bastare un lume fino a sei persone e una fracchia fino a dieci. Come fossero costruite o realizzate queste fiaccole non ci è dato sapere, ma da questa breve annotazione possiamo dire che la fracchia era una fiaccola medio-grande che serviva per illuminare e per poter girare nel paese di notte.
Il testo dello Statuto che riporta l'ordinanza di girare di notte con luce, fracchia o segno di lume è il seguente: Ogni sera el vicaro predecto facci sonare el posciaio, el quale sonato, qualunque persona anderà per terra senza luce, fracchia o segno di lume per infino alle venie della mattina, sia punito per ciascheduna volta in pena; et basti uno lume a sei persone et una fracchia a dieci, sia lecito a ciascuno andare senza luce da calende di maggio per insino ad calende d'octobre et similemente sia lecito, dopo el decto suono et senza luce, di stare dinanzi a la casa della sua habitatione ad presso a essa ad tre case senza pena et senza alcuno bando. Solo le notte di luna chiara non si dispone portare luce.
L'uso di girare con fiaccole, lanterne o altro lume è stato in uso fino agli inizi del '900 con i primi lampioni pubblici, mentre fino alla fine dell'800 c'era solo l'illuminazione notturna del posto di guardia.
Le fracchie e altre forme di illuminazione notturna con altre fiaccole è attestata in diverse manifestazioni religiose serali, era comune usare forme di illuminazione povera per fare simili manifestazioni tenendo conto che non c'era l'illuminazione pubblica e le candele di cera avevano un costo che per l'economia del tempo era elevato e allora era più conveniente usare pezzi poveri come torce o fiaccole di legno delle più varie foggie.
Le fracchie erano fiaccole trasportate a mano oppure da tre persone (due sorreggevano un palo che veniva poggiata la fracchia e il terzo la sorreggeva da dietro).
La prima fracchia su ruote fu fatta costruire da donna Michelina Gravina nel 1925 e da quell'anno altri hanno fatto le fracchie su ruote specialmente le imprese dedite al taglio di boschi e alla preparazione di carboni e calce. Man mano si è affinata sempre meglio la tecnica di costruzione.
Nel 1955 per esigenze cultuali la processione è stata spostata dal Giovedì santo al Venerdì santo a sera.
L'Arciconfraternita dei Sette Dolori ha sempre organizzato la processione. Prima della seconda guerra mondiale anche con il Dopolavoro Fascista, mentre tra la fine degli anni '40 e il 1957 ha collaborato con il Circolo dell'Artigianato, dal 1958 fino ad oggi ha collaborato con la Pro Loco e l'Amministrazione Comunale.
Anche in altre località vengono realizzate processioni con torce accese il Giovedì o Venerdì santo, però ognuna ha una peculiarità sua specifica.
Vari giornalisti e studiosi locali, a cominciare dalla prima metà del secolo XX, nel tentativo di trovare risposte, che altrimenti non sapevano dare, hanno ritenuto di avere individuato le origini della processione con le fracchie in riti romani, greci o di altre popolazioni pagane, oppure l'hanno fatta risalire a leggende cristiane.
Il Tancredi nel riportare un articolo di Donato Apollonio apparso nel 1938, afferma: "Pur non essendo intenzione di fare una indagine storica sulla origine di quella tradizione, ci sembra di poter affermare che essa può connettersi ad un antico culto pagano o più verosimilmente alla cristiana leggenda che fa accompagnare il Salvatore da una fiaccola lungo la via del Getsemani. Forse anche può pensarsi che nei remoti tempi in cui venne a S. Marco istituita la bella processione del Giovedì santo i buoni cittadini, poiché mancavano persino i fanali, pensarono di scortare la statua dell'Addolorata dalla chiesa omonima alla Collegiata col bagliore delle rosseggianti fiamme delle fracchie".
La prima ipotesi non è attendibile: i riti pagani, non potevano residuare integralmente nella liturgia cattolica e non potevano essere tollerati dal clero, né esiste storicamente una connessione tra le fiaccole, l'arresto di Gesù, e la Madonna Addolorata, non è documentata la sua presenza al momento dell'arresto.
Le fracchie potrebbero rappresentare più verosimilmente le fiaccole accese dalle pie donne per illuminare i passi della Vergine Maria Addolorata alla ricerca del Figlio e nella visita ai cosiddetti "sepolcri", tradizione ancora in uso in altri comuni con candele o altre forme di illuminazione. Ma queste sembrano una simbologia pensata dagli studiosi e dai liturgisti, una motivazione che forse all'inizio non c'era. Sembra che si è voluta dare una simile connessione per avere le autorizzazioni ecclesiastiche.
Mentre è plausibile la motivazione che mancando i fanali potevano essere utilizzate delle fiaccole. Alcuni hanno cercato di spiegarsi l'uso delle fracchie col fatto che la chiesa dell'Addolorata fosse situata fuori dal centro abitato, non illuminata e che quindi fossero necessarie le luci artificiali mobili durante le processioni serali. Inoltre, la chiesa dell'Addolorata era distante dal centro abitato e collegata solo da un viottolo di campagna, quindi, secondo alcuni, le candele risultavano inadatte ad un percorso privo di case che potessero fare da barriera al vento: occorreva la fiamma sprigionata dal fuoco vivo per rischiarare quel tratto di strada.
Nel 1873 il vescovo di Foggia nell'autorizzare alla confraternita dei Sette Dolori, a continuare a svolgere la processione con le fracchie, coglie lo spirito che permeava i sammarchesi che portavano le fracchie accese durante la processione. E' degna di ammirazione la fede dei sammarchesi che vogliono accompagnare la Madonna Addolorata nella ricerca del Figlio arrestato con l'accensione di fiaccole che recano per alleviare le anime purganti.
Troppi negli anni hanno scritto "fantasie" sull'origine della tradizione delle fracchie e sull'etimologia del termine, ognuno ha cercato di trovare una giustificazione alle proprie argomentazioni.
Alcuni non hanno voluto porsi interrogativi sulla conoscenza perfetta dell'origine e della storia della processione con le fracchie perché certamente distruggerebbe o almeno attenuerebbe il fascino che la processione conserva così com'è oggi, innestata nella leggenda. Altri studiosi, invece, si sono astenuti dal fare disquisizioni storiche e etimologiche per la mancanza di notizie certe, e tra questi il Soccio: "Tu non chiedermi, o mio svagato viaggiatore, rabberciate notizie di etimo che potrebbe fornirti qualche saccente persona del luogo per nascondere un vuoto d'animo dietro appariscenti ma piatte notizie di tradizioni, di leggende o di storia. Queste ottusità si addicono a chi nulla sente o sa sentire...".
Nel 1980 con una pubblicazione riprodotta in ciclostile di un dossier sulle fracchie si tentò un primo studio più ampio delle tematiche legate alla processione e si avanzarono ipotesi sulla sua origine. In un articolo intitolato Storia della processione delle fracchie si sollevava l'obiezione sull'origine pagana delle fracchie, perché, anche se il luogo rivela la presenza umana fin dalla preistoria, il centro abitato è sorto solo nell'XI secolo, all'ombra dell'Abbazia di San Giovanni in Lamis.
Inoltre nelle concessioni di capituli, immunità e franchigie dell'abate Carafa non si parla di fracchie ma del ceppone di Natale, quindi "mancando documenti che attestano la presenza delle fracchie si può dire che fino al 1537 la tradizione non era ancora cominciata, a meno che non fosse un avvenimento di così scarsa rilevanza da non essere menzionato dall'Abate, uomo di fede e di politica che avrebbe fatto di tutto per accontentare il popolo, né da altre fonti. Nei primi del '700 con la costruzione ex novo o ricostruzione della chiesa della vergine Addolorata e con la creazione della confraternita si diede impulso alla devozione dei dolori della Vergine Maria, quindi si può dire con certezza che è questa l'epoca in cui cominciarono a farsi le prime processioni in onore dell'Addolorata...."
Il Ciavarella per cercare di sfatare le leggende di tradizioni pagane, di unicità e di tradizione millenaria afferma: "Fra le funzioni di culto, in uso presso la chiesa dell'Addolorata, si trovano citate le processioni del Giovedì santo sera e del Venerdì santo mattina. Le fracchie non sono esplicitamente citate, ma ciò potrebbe imputarsi al fatto che in quel tempo esse non avevano ancora l'attuale rilevanza.
Tuttavia, poiché fino a un quarto di secolo fa la processione delle fracchie si svolgeva, in effetti, la sera del Giovedì santo, e non del Venerdì, è probabile che nel 1872 esse fossero già in vita", ipotesi suffragata dal successivo ritrovamento di altri documenti anche precedenti che parlano in modo specifico delle fracchie e del loro utilizzo.
Gli archivi cominciano ad aprire squarci su questa realtà, e speriamo che in un futuro non molto lontano si possano rintracciare ulteriori documenti.
Alcuni documenti anteriori al novecento già pubblicati e altri inediti che si riferiscono alla processione con le fracchie o all'uso di fracchie nella vita quotidiana, solo per citarne alcuni sono:
- Statuto dell'Università de Santo Marco in Lamis del 1490;
- Pratica beneficiaria, capitolo 13, libro 4, numero 10, Fracchiae in Feria quinta in Caena Domini;
- Status insignis ecclesiae Collegiatae Santi Marci in Lamis;
- Statuti di diverse compagnie e confraternite;
- Atti di polizia sulle sacre rappresentazioni;
- Relazione di un canonico di Manfredonia, redatta nel 1848;
- Relazione di un canonico di Foggia, redatta prima del 1855;
- Preghiere fatte durante la processione;
- Relazioni dei guardiaboschi in riferimento alle fracchie;
- Risposte alla visita canonica del 1872;
- Notificazione del Vescovo di Foggia del 1873;
- Note su San Marco in Lamis.
L'Universitas avevano una certa autonomia gestionale della propria vita comune che dipendeva per altri versi dal feudatario, nel caso di San Marco in Lamis dall'abate dell'Abazia Nullius di San Giovanni in Lamis o San Marco in Lamis. L'Università era un organismo giuridico diverso dall'ente Comune come viene inteso nell'attuale diritto pubblico, perché era un organismo collettivo al quale partecipavano tutti i cittadini che abitavano in un determinato posto e poteva succedere che in un territorio ci fossero anche più Università distinte per contrada o casale oppure per quartiere o mestiere.
Gli statuti dell'Universitas Sancti Marci in Lamis sono due uno del 1360 e l'altro del 1490. Dalla lettura dei testi si scopre come venivano regolamentati molti aspetti della vita pubblica sammarchese, ci danno ampi squarci sulla gestione delle attività collettive e alcune notizie storiche e geografiche del territorio. Nello statuto del 1490 c'è un breve accenno all'uso dell'illuminazione notturna per chi dovesse girare per il paese.
Era vietato girare per il paese senza fracchia o segno di lume dal suono della campana della sera fino all'alba, e poteva bastare un lume fino a sei persone e una fracchia fino a dieci. Come fossero costruite o realizzate queste fiaccole non ci è dato sapere, ma da questa breve annotazione possiamo dire che la fracchia era una fiaccola medio-grande che serviva per illuminare e per poter girare nel paese di notte.
Il testo dello Statuto che riporta l'ordinanza di girare di notte con luce, fracchia o segno di lume è il seguente: Ogni sera el vicaro predecto facci sonare el posciaio, el quale sonato, qualunque persona anderà per terra senza luce, fracchia o segno di lume per infino alle venie della mattina, sia punito per ciascheduna volta in pena; et basti uno lume a sei persone et una fracchia a dieci, sia lecito a ciascuno andare senza luce da calende di maggio per insino ad calende d'octobre et similemente sia lecito, dopo el decto suono et senza luce, di stare dinanzi a la casa della sua habitatione ad presso a essa ad tre case senza pena et senza alcuno bando. Solo le notte di luna chiara non si dispone portare luce.
L'uso di girare con fiaccole, lanterne o altro lume è stato in uso fino agli inizi del '900 con i primi lampioni pubblici, mentre fino alla fine dell'800 c'era solo l'illuminazione notturna del posto di guardia.
Le fracchie e altre forme di illuminazione notturna con altre fiaccole è attestata in diverse manifestazioni religiose serali, era comune usare forme di illuminazione povera per fare simili manifestazioni tenendo conto che non c'era l'illuminazione pubblica e le candele di cera avevano un costo che per l'economia del tempo era elevato e allora era più conveniente usare pezzi poveri come torce o fiaccole di legno delle più varie foggie.
Le fracchie erano fiaccole trasportate a mano oppure da tre persone (due sorreggevano un palo che veniva poggiata la fracchia e il terzo la sorreggeva da dietro).
La prima fracchia su ruote fu fatta costruire da donna Michelina Gravina nel 1925 e da quell'anno altri hanno fatto le fracchie su ruote specialmente le imprese dedite al taglio di boschi e alla preparazione di carboni e calce. Man mano si è affinata sempre meglio la tecnica di costruzione.
Nel 1955 per esigenze cultuali la processione è stata spostata dal Giovedì santo al Venerdì santo a sera.
L'Arciconfraternita dei Sette Dolori ha sempre organizzato la processione. Prima della seconda guerra mondiale anche con il Dopolavoro Fascista, mentre tra la fine degli anni '40 e il 1957 ha collaborato con il Circolo dell'Artigianato, dal 1958 fino ad oggi ha collaborato con la Pro Loco e l'Amministrazione Comunale.