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I costi della politica Parte 2

I costi, diretti e indiretti della politica, fanno parte a pieno titolo della questione morale. I Democratici di Sinistra nel consiglio nazionale di luglio hanno sollevato il velo dell''ipocrisia e hanno votato un documento proposto da Salvi, Mussi e Napolitano.

I costi della politica e il governo che verrà
di Elio Veltri

I costi, diretti e indiretti della politica, fanno parte a pieno titolo della questione morale. I Democratici di Sinistra nel consiglio nazionale di luglio hanno sollevato il velo dell''ipocrisia e hanno votato un documento proposto da Salvi, Mussi e Napolitano. La discussione e le polemiche provocate dimostrano quanto la questione sia delicata e tocchi i nervi scoperti delle istituzioni e dei partiti oltre che comportamenti dei singoli.
Essa, infatti, può essere facilmente strumentalizzata e usata anche per regolamenti di conti all''interno dei partiti e fra i partiti dell''Unione. Per questa ragione va affrontata con serenità, evitando polemiche e ritorsioni gratuite e con una conoscenza precisa del quadro generale del Paese. Si è parlato molto delle ragioni, ma il problema riguarda tutte le istituzioni, gli enti pubblici e i partiti. In ogni caso, lanciare accuse serve a poco.
È necessario, invece, conoscere bene la situazione complessiva e individuare comparti e settori sui quali si può intervenire, modificando comportamenti (codice etico) e riformando leggi in vigore e procedimenti amministrativi.

Un buon lavoro di conoscenza è già stato fatto dal Sole 24 Ore che utilizzando rapporti della Corte dei Conti, ha descritto i costi della politica nel Parlamento, nel governo, nei ministeri e nelle Regioni. Il giornale di Confindustria si è limitato a fotografare le istituzioni introducendo qualche raffronto con analoghe istituzioni europee. Da una prima lettura i costi della politica delle istituzioni esaminate sono enormi e non meno di 7 miliardi di euro. Essi riguardano, con alcune differenze, le istituzioni di tutto il Paese, da Nord a Sud, delle zone geografiche e delle regioni più virtuose e meglio amministrate e di quelle storicamente più sofferenti, senza distinzioni di colore politico. Tenuto conto però che Regioni, Province e Comuni, sono governati a larga maggioranza dal centrosinistra, gli occhi dei cittadini sono puntati sui partiti dell''Unione e su di essa ricadono le maggiori responsabilità morali e politiche.

Le conseguenze di un''amministrazione allegra e arrogante, infatti, sono soprattutto due: la convinzione diffusa che la politica è una sorta di zona franca nella quale i politici operano al di sopra e, anche, al di fuori della legge dal momento che sono loro stessi che fanno leggi e regole e che il denaro pubblico viene usato a proprio piacimento nel momento in cui tante famiglie tirano la cinghia e servizi essenziali vengono ridotti.

Il tutto si traduce in una separazione sempre più profonda tra cittadini e istituzioni. Tra i primi che abbozzano e covano sentimenti di insofferenza e risentimenti e le seconde che vengono percepite come ostili e impermeabili.
I costi diretti riguardano gli aumenti delle indennità e dei gettoni di presenza; degli assessorati e delle commissioni consiliari; del personale a disposizione dei politici e degli amministratori di tutte le istituzioni. E poi, la moltiplicazione oltremisura degli incarichi professionali e delle consulenze. L''aumento in progress delle società pubbliche miste di gestione dei servizi esistenti o solo ipotizzati, con relativi consigli di amministrazione e collegi sindacali. Le leggi che abbiamo voluto (anche chi scrive), e che hanno introdotto il rapporto di diritto privato nel pubblico impiego; le trasformazioni delle aziende municipalizzate in aziende speciali, prima, e in S.p.A. successivamente; i poteri di nomina degli assessori, degli amministratori e dei consulenti in capo ai sindaci ecc., che avrebbero dovuto produrre efficienza e contenimento dei costi, maneggiate con superficialità, con scarso senso del bene comune e sottratte ai controlli amministrativi delle assemblee elettive, hanno prodotto condizioni oligarchiche, diminuzione di trasparenza, aumento dei costi, sfascio dei corpi tecnici delle amministrazioni e deresponsabilizzazione degli operatori.
Nei Comuni e nelle Province i servizi in gestione diretta sono diminuiti.

Moltissimi servizi, come si dice con una brutta parola, sono stati «esternalizzati», e nonostante questo sono aumentati gli assessori e le commissioni. Gli uffici tecnici fanno da passacarte perché progettano ben poco. Tutto: dal progetto di un campo giochi a quello di un depuratore, viene portato all''esterno e non sempre gli incarichi rispondono a esigenze di competenza, concorrenza tra i professionisti e trasparenza. Le consulenze in tutti gli enti sono diventate migliaia e ben retribuite. Spesso somigliano a tangenti surrettizie e legalizzate.

Lo stesso discorso vale per le società. Parlo di Pavia perché la conosco bene. Roberto Bagnoli (Corriere) in un articolo dal titolo: «La sinistra scopre le partecipazioni regionali», ha citato il caso della Linea Group, società dei Comuni di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova, che si occupa di energia.

La vecchia azienda municipalizzata di Pavia (70mila abitanti), gestiva, bene, trasporti, acqua e gas metano. L''azienda, trasformata in società per azioni, ne ha figliate altre sedici con relativi consigli di amministrazione e collegi sindacali. Il presidente della holding è un medico, ma è anche segretario provinciale della Margherita e amministratore di alcune delle aziende figlie. Quindi fa molti mestieri. Carlo V nella lettera - testamento al figlio Filippo II, raccomandava di scegliere «uomini per gli uffici e non uffici per gli uomini».

A Pavia, come in tante altre città, chi controlla un partito della coalizione diventa potente, amministratore e persino tecnico e costruisce la sua carriera politica. In molti, anche nell''Unione, si affannano a dimostrare che la corruzione è diminuita e non esiste una questione morale. La corruzione non è affatto diminuita se è vero che l''Italia è al 42° posto della classifica di Trasparency International.

Piuttosto, come ha spiegato un mio giovane amico, poiché i rischi giudiziari sono aumentati, per pagare la tangente ci vuole la raccomandazione. Ma il problema più serio è un altro: nella prima Repubblica i partiti rubavano anche per affrontare i costi della politica e tra essi, molto rilevanti, quelli degli apparati. Ora, di fatto, gli apparati li pagano le istituzioni perché i posti si sono moltiplicati e non si corrono rischi.

A questo proposito, più di qualunque discorso, vale l''esempio del ragazzo incontrato da Fabio Mussi e raccontato in un bell''articolo su l'Unità, riguardante la questione morale. Se, come tutti ci auguriamo, Prodi diventa capo del governo, deve recuperare risorse finanziarie nei settori legali dell''economia e tagliare alcuni costi in altri settori. Tra le aree da «disboscare» c''è quella riguardante i costi della politica. Il lavoro da fare è enorme.

Perciò gli ho chiesto di nominare un ministro o un delegato del presidente del Consiglio, alla legalità, che non abbia compiti di gestione. Prodi si è riservato. Mi auguro che si convinca.
Il portavoce di Bassolino ha replicato al mio articolo precedente e ha precisato alcuni dati riguardanti la regione Campania.

Sottolineo il fatto che sia entrato nel merito: cosa rara di questi tempi.

Unità del 06.09.2005