La corsa all'Internet avanzato: qualità non
sempre alta e copertura minore rispetto agli altri paesi. L'Italia frena sull'autostrada digitale in ritardo sulla banda larga
ROMA - L'Italia digitale è tre volte in ritardo: sulle reti del presente
(Adsl), quelle dell'immediato futuro (Wi-Max) e quelle della prossima
generazione (Ngn). La corsa di tutti i paesi industrializzati e di molti di
quelli emergenti è quello di far arrivare Internet e tutti i servizi
connessi (TV, telefono) in tutte le case e le aziende e con una larghezza di
banda (quantità di dati che si possono ricevere e spedire in un secondo)
sempre maggiore.
In Italia, come per le strade, le incertezze dei vari stadi di crescita
dell'infrastruttura si accumulano in lacune sempre più gravi. La banda larga
attuale ha 10 milioni di linee funzionanti non sono un risultato
disprezzabile, ma la qualità del servizio varia molto, la copertura è minore
rispetto agli altri paesi e gli investimenti rallentano anziché accelerare.
La parte di popolazione che ha accesso a questi servizi è dell'93% contro il
98% di quella francese, il 93% della tedesca il 90% degli spagnoli. In
termini territoriali il 30% dei comuni italiani non accede all'Adsl, cioè le
offerte commerciali più comuni.
Sul banco degli imputati gli investimenti pubblici per colmare i buchi
lasciati dal mercato e anche gli esempi virtuosi di reti locali (Siena,
Roma, Milano etc.) rimangono scelte isolate che si sovrappongono anziché
completare le iniziative private. Iniziative che peraltro non molto vivaci:
il rapporto Assinform 2008 dimostra come negli ultimi due anni gli
investimenti in infrastrutture tlc hanno segnato un -3,1% e -4,7%. "Ha
pesato l'incertezza del quadro regolatorio - spiega Ennio Lucarelli,
presidente dell'associazione di Confindustria - e il fallimento del
coordinamento pubblico".
Ha certamente ha pesato anche la difficoltà di
Telecom Italia, che nel frattempo ha cambiato gestione e azionisti, è stata
al centro di un lungo braccio di ferro sul destino della propria rete
presente e futura. I concorrenti sono incapaci, e non interessati, a
sopperire al ruolo di guida nel settore. Ora, con l'ultimo piano industriale
Telecom ha fatto delle promesse sul miglioramento del servizio: 98,5% della
popolazione raggiunta per il 2010, 14 milioni di linee attive e
miglioramento dei servizi Dsl esistenti fino a raddoppiare la velocità.
Ma il piano Telecom parla anche di Next generation network, la rete della
prossima generazione, in cui la fibra ottica, ora presente solo in alcuni
tratti della rete, sostituirà completamenti i fili di rame. Si punta ad
raggiungere con queste nuove autostrade il 10% delle abitazioni italiane in
tre anni, un obiettivo ambizioso viste le difficoltà di tutta Europa
sull'argomento: "Telecom Italia ha un piano di sviluppo dell'Ngn che prevede
investimenti per circa 6,5 miliardi di euro nei prossimi dieci anni - spiega
Maurizio Decina, professore del Politecnico di Milano - il piano di France
Telecom ha le stesse caratteristiche, mentre in Inghilterra si dibatte solo
oggi la necessità di un piano per il cablaggio. Deutsche Telekom punta a 8
milioni di abitazioni ma ha un contenzioso regolatorio con l'Ue".
Proprio su questo punto la politica europea brilla per mancanza di
orientamento: in Giappone il governo ha stanziato 50 miliardi di dollari
considerato gli effetti positivi sull'intero sistema, negli Usa la nuova
rete nascerà dalla concorrenza tra aziende telefoniche e società della Tv
via cavo. E in Italia? "Il Pdl non ha coscienza di questi problemi -
commenta Decina - il Pd ha messo nel proprio programma l'obiettivo della
banda larga, ma si rischia di confondere le piccole iniziative locali con le
grandi scelte e i fondi che servono al Paese per dotarsi
dell'infrastruttura".
Le uniche buone notizie
arrivano dal mobile: l'anomalia di oltre 1,5 Sim per ogni abitante ha
portato consistenti investimenti nelle reti wireless e di farle diventare
veicolo di servizi a banda larga (ieri 3 ha annunciato 300 milioni per
rafforzare la sua rete al Sud dove non arriva l'Adsl). Il passo successivo
sarà il Wi-Max che come i telefonini utilizza l'etere e permette velocità
superiori. È la sfida più immediata: siamo gli ultimi partire in Europa, ma
quelli che ne possono più trarre beneficio, una buona scorciatoia prima
delle grandi decisioni, obbligate, sulla fibra ottica.
LUCA IEZZI Repubblica online 19 marzo 2008